Usiamo bene la tecncologia che abbiamo
Internet riesce ancora abbastanza agevolmente a sfuggira alle CENSURE MATERIALI(anche se non in tutti gli stati del mondo, e ci sono anche dei casi in Italia, vedi l'articolo sull' "ammazzablogger" ).Nonostante in paesi come l'Italia c'è ancora un altissimo digital divide(=divario digitale: il divario tra chi ha accesso alle tecnologie come la banda larga e chi no,vedi articolo "non hai internet"), e nonostante ci siano contributi STATALI per l'inutile "digitale terrestre", molte cose in meno vengono messe a tacere. Le censure materiali fanno sempre meno paura: infatti più la tecnologia della rete avanza, meno si riescono a censurare perfino i contenuti coperti da diritto d'autore (pensiamo a emule o a portali come megavideo). Quella stessa tecnologia che distrugge il nostro pianeta, che immette stili di vita contro la natura dell'uomo, ci offre strumenti per combattere un sistema economico-industriale che non tiene conto delle esigenze dell'uomo e del nostro pianeta.E questi strumenti ci saranno utili per comunicare e per INIZIARE a concepire un modello di vita SOSTENIBILE.
Le CENSURE di cui ho paura non sono, ad esempio, che si possano "tagliare" dei contenuti scomodi dalla RETE. Le censure di cui ho paura sono CULTURALI e SOCIALI.
Noi giovani(ma non solo), la generazione del consumismo come valore supremo, siamo assuefatti dal mezzo televisivo e dai perversi stili di vita e modelli che propaga. In parole pavore: SE SU INTERNET SI GUARDANO SOLO STRONZATE SIMILI (SE NON LE STESSE) CHE SONO IN TV,siamo punto e a capo. Prendiamo un sito come youtube...Pensiamo alle innumerevoli cazzate che vi si possono trovare...éer esempio l'altro giorno stavo cercando un video sulla questione palestinese, e mi sono ritrovato un video con due ragazzini che facevano boccaccie e smorfie, sfruttando un evento così tragico!
Oppure penso a chi preferisce chattare su msn con ragazzi della propria città,con propri amici, ma rinchiusi nelle loro case e non faccia a faccia... Internet deve essere usato bene: la rete deve aumentare la nostra capacità di comunicazione e di informazione, non inibirla, non chiuderci in casa a parlare di minchiate su msn, ma aggregarci e fare qualcosa di costruttivo senza delegare il nostro presente e futuro a terzi.
Non bisogna pensare solo all'intrattenimento, ma anche alla cultura, al pane della mente! Esistono documentari on line, video molto interessanti(li segnaleremo continuamente in alternativa alla tv) ma ricordiamoci che sappiamo anche leggere(anche se crescendo immersi nella tv fin da tenera età lo abbiamo dimenticato).
Quindi qualche volta spegniamo youtube ma lasciamo accesso mozzilla o internet explorer. A questo punto facciamo delle ricerche su un argomento o un problema che riguardi noi e la nostra società. Poi ci incontriamo, facciamo un video in cui esponiamo un messaggio che abbia senso,e non per ridere. Infine lo mettiamo su youtube! Questo significa partecipare, FARE qualcosa. Essere fruitori e fautori di un servizio: la comunicazione.OFFRIRE UN ALTERNATIVA AI TRADIZIONALI MEZZI DI COMUNICZIONE COME LA TV, mezzi di comunicazione GERARCHICI, a cui non puoi rispondere, puoi solo osservare PASSIVAMENTE! INTERNET è della RETE di persone non dei politici(che a loro volta sono schiavi/collaboratori di chi detiene il potere economico), su INTERNET esiste il contraddittorio.... Su INTERNET vieni subito sputtanato con prove e documentazioni, non ci sono i GIORNALISTI ZERBINI(IL VERO CANCRO DELL'ITALIA CHE CI TIENE IN COMA FARMACOLOGICO).
Credo che dobbiamo dire "Basta" ad usare INTERNET alla stregua del perfido mezzo televisivo: quando dico questo non voglio dire che non deve esistere l'intrattenimento, o i film, o altre forme d'arte. Però magari potremmo smettere di usare la telivisione e smettiamo di pagare il canone rai(=tassa sulla televisione), tanto in rete ci sono gratuitamente e legalmente anche quei pochissimi programmi interessanti che si vedono sulla rai di rado.... E poi che senso ha pagare il canone rai, quando on line si possono vedere rai 1,2 e 3 gratis sul sito della rai e anche in replica(la mediaset per me è totalmente inutile, mentre su rai 3 ci sono programmi come report.....rarissimi i programi del genere, e spesso relegati a orari scomodi. e non voglio proprio contare i tg, che sono studiati per confondere e DISTRARRE le persone.)? Mica i finanzieri possono suggellarti lo schermo del pc!!!
Infine, per tutte le anime "sensibili" della città che vogliono contribuire/collaborare con qualsiasi contenuto artistico/giornalistico al blog e alla controinformazione:
contatteci o inviateci il vostro materiale alla mail
controinfosannita@gmail.com
http://www.esterni.org/esterni/ un sito dove si parla dello SCIOPERO DEI TELESPETTATORI
http://www.peacelink.it/pace/a/9386.html un articolo dalla rete che parla di tv e del canone rai
http://it.youtube.com/watch?v=bdPr0Or0OM0
un video sulla PIRAMIDE DELL'INFORMAZIONE. in particolare tratta della "GUERRA" tra mediaset e youtube e della CENSURA.
domenica 11 gennaio 2009
mercoledì 24 dicembre 2008
Cosa dovrebbero mostrare a Natale(festa del consumismo) in tv.
LA STORIA DELLE "COSE" e L'ECONOMIA: i video che non vedrete mai in tv.
Arriva natale e incrementiamo il nostro stile di vita consumista NONOSTANTE LA CRISI. Ma questo stile di vita che conseguenze ha sull'uomo? L'uomo è davvero contento di come sta violentando la Terra e i suoi simili?
I mass-media coprono o fanno finta di non vedere quello che c'è dietro il CONSUMISMO! E quest'ultimo non è nato dal nulla, ma creato dall'uomo stesso!
Per capire meglio come funziona il sistema in cui viviamo Annie Leonard (esperta internazionale di sostenibilità e sviluppo) ha realizzato un piccolo documentario "LA STORIA DELLE COSE": i meccanismi che si celano dietro i prodotti dell'industria e il mondo della produzione in modo semplice ed esauriente, oltre che simpatico.
Ecco il link doppiato in italiano e diviso in tre picole parti
http://www.youtube.com/watch?v=18a1GQUZ1eU
http://www.youtube.com/watch?v=fRrpNgIG0jA
http://www.youtube.com/watch?v=WwAgiNbcsIg
Basta far credere che l'ECONOMIA sia noiosa e inutile: cominciamo a studiarla e a parlarne per capire come si ripercuote fisicamente nella nostra vita.
In telivisione si parla di politica come di economia, come se fossero cose troppo distanti da noi comuni mortali...Acculturarci è un modo per non farci prendere in giro dai "paroloni" e dal "politichese". E non spaventiamoci subito se si parla di "signoraggio bancario" e cose simili, ma capiamo prima di cosa tratta e cosa c'entra con la nostra vita. Per questo vi segnalo il documentario ZEITJEIST ADDENDUM(sequel di ZEITJEIST) in lingua inglese e sottitolato in varie lingue
LINK del sito ufficiale http://www.zeitgeistmovie.com/ (oppure vai su youtube o googlevideo e scrivi il titolo.)
Come funziona "FISICAMENTE" l'economia? Che fanno le banche? A questi e ad altri interrogativi vi potrà rispondere questo video in maniera abbastanza comprensibile, anche con degli esempi e delle metafore creativi.
Per chi rigetta questi temi, spero che questi video vi facciano appassionare a certi argomenti, e sicuramente vi avranno chiarito le idee su come tanti "paroloni" in realtà condizionano PESANTEMENTE la nostra vita. Infatti se "oggi" ne parliamo, magari "domani" possiamo concepire qualcosa di nuovo, un nuovo sistema: uno sviluppo sostenibile.
Arriva natale e incrementiamo il nostro stile di vita consumista NONOSTANTE LA CRISI. Ma questo stile di vita che conseguenze ha sull'uomo? L'uomo è davvero contento di come sta violentando la Terra e i suoi simili?
I mass-media coprono o fanno finta di non vedere quello che c'è dietro il CONSUMISMO! E quest'ultimo non è nato dal nulla, ma creato dall'uomo stesso!
Per capire meglio come funziona il sistema in cui viviamo Annie Leonard (esperta internazionale di sostenibilità e sviluppo) ha realizzato un piccolo documentario "LA STORIA DELLE COSE": i meccanismi che si celano dietro i prodotti dell'industria e il mondo della produzione in modo semplice ed esauriente, oltre che simpatico.
Ecco il link doppiato in italiano e diviso in tre picole parti
http://www.youtube.com/watch?v=18a1GQUZ1eU
http://www.youtube.com/watch?v=fRrpNgIG0jA
http://www.youtube.com/watch?v=WwAgiNbcsIg
Basta far credere che l'ECONOMIA sia noiosa e inutile: cominciamo a studiarla e a parlarne per capire come si ripercuote fisicamente nella nostra vita.
In telivisione si parla di politica come di economia, come se fossero cose troppo distanti da noi comuni mortali...Acculturarci è un modo per non farci prendere in giro dai "paroloni" e dal "politichese". E non spaventiamoci subito se si parla di "signoraggio bancario" e cose simili, ma capiamo prima di cosa tratta e cosa c'entra con la nostra vita. Per questo vi segnalo il documentario ZEITJEIST ADDENDUM(sequel di ZEITJEIST) in lingua inglese e sottitolato in varie lingue
LINK del sito ufficiale http://www.zeitgeistmovie.com/ (oppure vai su youtube o googlevideo e scrivi il titolo.)
Come funziona "FISICAMENTE" l'economia? Che fanno le banche? A questi e ad altri interrogativi vi potrà rispondere questo video in maniera abbastanza comprensibile, anche con degli esempi e delle metafore creativi.
Per chi rigetta questi temi, spero che questi video vi facciano appassionare a certi argomenti, e sicuramente vi avranno chiarito le idee su come tanti "paroloni" in realtà condizionano PESANTEMENTE la nostra vita. Infatti se "oggi" ne parliamo, magari "domani" possiamo concepire qualcosa di nuovo, un nuovo sistema: uno sviluppo sostenibile.
mercoledì 17 dicembre 2008
CORSI E RICORSI STORICI
…40 ANNI FA SCOPPIAVA IL ’68
Nel 1923 veniva varata in Italia la riforma gentile della scuola; nasceva così una scuola di elite, una scuola che teneva conto del censo più che delle capacità effettive dei discenti, una scuola di classe insomma.
Poter ricevere un’istruzione adeguata, o quantomeno dignitosa era un privilegio non indifferente a quell’epoca; poter assicurare alla propria prole un’istruzione dignitosa invece era un sacrificio enorme e spesso addirittura impossibile.
Basti pensare alla paga mensile media intorno al 1930; un contadino arrivava a 90 lire,un operaio a 200,un impiegato a 270, un ragioniere impiegato a 350, un dirigente dalle 900 alle 1000 lire.
Diplomarsi al liceo classico costava 3700 lire; allo scientifico 4120 lire; alla scuola di avviamento al lavoro 50 lire; all’istituto magistrale dalle 1610 lire alle 2400 lire; diplomarsi geometri o ragionieri costava 2136 lire.
Risulta evidente che l’istruzione era più un lusso che un diritto; ma del resto per uno stato totalitario, dove la propaganda e la megalomania offusca le menti, è decisamente meglio avere un popolo ignorante che subisce piuttosto che persone con una precisa autocoscienza!
I difficili anni della guerra e del fascismo, poi i duri anni del dopoguerra, le difficoltà di un intero paese nel rialzarsi, riprendere in pugno la propria vita,la propria dignità lasciavano ampio spazio ad un disagio notevole che presto sarebbe arrivato a maturazione, fino ad esplodere nel movimento dei sessantottini.
Il ’68 non era semplicemente la protesta di giovani universitari che si opponevano ad una società obsoleta e ipocrita; il ’68 non era solo una ribellione filiale al bigottismo e autoritarismo paterno; il ’68 nasceva soprattutto da un’analisi spietata della società, da un dissenso verso uno Stato che restava ancora classista,nonostante la fine del totalitarismo fascista, nonostante le prime forme di ripresa economica; un dissenso rivolto ad una mentalità tutta borghese, inficiata dalla superbia, dal perbenismo e dall’altezzosità di una società che nonostante tutto restava di facciata.
Non era solo il sistema scolastico, restato immutato dai tempi di Gentile, ad essere contestato, ma tutto il sistema capitalista con i suoi effetti distorsivi sulla società, le sue ambiguità, la sua fragilità. Il cambiamento doveva essere radicale, definitivo, e soprattutto ad ampio raggio.
In Italia come in molte altre nazioni studenti e operai si ritrovarono a far fronte comune nel combattere fenomeni come il taylorismo, il classismo, ecc. Le occupazioni, gli scioperi, i sabotaggi aumentarono in maniera quasi esponenziale, e alla fine qualcosa cambiò per davvero.
Molti si sono ostinati a scrivere che l’Italia dopo il ’68 non è stata più la stessa, eppure, sono passati esattamente 40 anni da quella fatidica scintilla e tutto sembra essere tornato al 1923, quando in Italia si gettavano le basi per un’era tanto da parata quanto dannosa. Negli ultimi anni l’Italia è stata assassinata dai giornali, dalle errate politiche economiche e sociali, dagli uomini al potere e quelli di mafia.
Oggi assistiamo al fallimento dell’istituzione statale, al fallimento della società civile che non è in grado di cambiare,maturare, ed infine migliorare. L’Italia è oggi un paese di precari, di uomini dai diritti negati; l’Italia è un paese che a molti non piace perché non garantisce dignità, lavoro sicuro, istruzione, e parità di diritti. Ma l’Italia resta pur sempre il magnifico paese che può e deve cambiare; la splendida fenice che sa risorgere dalle ceneri; la terra benevola martoriata dalla politica, dalle mafie, da un’industrializzazione selvaggia e spietata, da uno sviluppo che dirsi tale non può.
Nel 1923 veniva varata in Italia la riforma gentile della scuola; nasceva così una scuola di elite, una scuola che teneva conto del censo più che delle capacità effettive dei discenti, una scuola di classe insomma.
Poter ricevere un’istruzione adeguata, o quantomeno dignitosa era un privilegio non indifferente a quell’epoca; poter assicurare alla propria prole un’istruzione dignitosa invece era un sacrificio enorme e spesso addirittura impossibile.
Basti pensare alla paga mensile media intorno al 1930; un contadino arrivava a 90 lire,un operaio a 200,un impiegato a 270, un ragioniere impiegato a 350, un dirigente dalle 900 alle 1000 lire.
Diplomarsi al liceo classico costava 3700 lire; allo scientifico 4120 lire; alla scuola di avviamento al lavoro 50 lire; all’istituto magistrale dalle 1610 lire alle 2400 lire; diplomarsi geometri o ragionieri costava 2136 lire.
Risulta evidente che l’istruzione era più un lusso che un diritto; ma del resto per uno stato totalitario, dove la propaganda e la megalomania offusca le menti, è decisamente meglio avere un popolo ignorante che subisce piuttosto che persone con una precisa autocoscienza!
I difficili anni della guerra e del fascismo, poi i duri anni del dopoguerra, le difficoltà di un intero paese nel rialzarsi, riprendere in pugno la propria vita,la propria dignità lasciavano ampio spazio ad un disagio notevole che presto sarebbe arrivato a maturazione, fino ad esplodere nel movimento dei sessantottini.
Il ’68 non era semplicemente la protesta di giovani universitari che si opponevano ad una società obsoleta e ipocrita; il ’68 non era solo una ribellione filiale al bigottismo e autoritarismo paterno; il ’68 nasceva soprattutto da un’analisi spietata della società, da un dissenso verso uno Stato che restava ancora classista,nonostante la fine del totalitarismo fascista, nonostante le prime forme di ripresa economica; un dissenso rivolto ad una mentalità tutta borghese, inficiata dalla superbia, dal perbenismo e dall’altezzosità di una società che nonostante tutto restava di facciata.
Non era solo il sistema scolastico, restato immutato dai tempi di Gentile, ad essere contestato, ma tutto il sistema capitalista con i suoi effetti distorsivi sulla società, le sue ambiguità, la sua fragilità. Il cambiamento doveva essere radicale, definitivo, e soprattutto ad ampio raggio.
In Italia come in molte altre nazioni studenti e operai si ritrovarono a far fronte comune nel combattere fenomeni come il taylorismo, il classismo, ecc. Le occupazioni, gli scioperi, i sabotaggi aumentarono in maniera quasi esponenziale, e alla fine qualcosa cambiò per davvero.
Molti si sono ostinati a scrivere che l’Italia dopo il ’68 non è stata più la stessa, eppure, sono passati esattamente 40 anni da quella fatidica scintilla e tutto sembra essere tornato al 1923, quando in Italia si gettavano le basi per un’era tanto da parata quanto dannosa. Negli ultimi anni l’Italia è stata assassinata dai giornali, dalle errate politiche economiche e sociali, dagli uomini al potere e quelli di mafia.
Oggi assistiamo al fallimento dell’istituzione statale, al fallimento della società civile che non è in grado di cambiare,maturare, ed infine migliorare. L’Italia è oggi un paese di precari, di uomini dai diritti negati; l’Italia è un paese che a molti non piace perché non garantisce dignità, lavoro sicuro, istruzione, e parità di diritti. Ma l’Italia resta pur sempre il magnifico paese che può e deve cambiare; la splendida fenice che sa risorgere dalle ceneri; la terra benevola martoriata dalla politica, dalle mafie, da un’industrializzazione selvaggia e spietata, da uno sviluppo che dirsi tale non può.
giovedì 11 dicembre 2008
Mobilitazione legge 133: perchè continuiamo ad essere così pochi?
Sono uno studente della facoltà di scienze di Benevento. Non scrivo per fare contro informazione, più che altro mi piacerebbe condividere delle riflessioni sulla mancata mobilitazione di troppe persone, nello specifico contro la riforma Gelmini, più in generale contro altri provvedimenti impopolari dei vari governi che le riguardano direttamente (vedi precariato, pensioni ecc..). Mi scuso fin da ora se il mio discorso parte un po’ da lontano, ma lo ritengo necessario.
Da un po’ di tempo sono convinto che quello che succede ai giorni nostri alla gran parte (ahimè) degli adolescenti che si trovano a doversi munire di una coscienza politica, non sia molto diverso da quanto accade ai bambini che scelgono per quale squadra tifare. Credo che i meccanismi della scelta siano caratterizzati più o meno dallo stesso grado di leggerezza e casualità; a 15 – 16 anni può affascinare di più Che Guevara, falce e martello e bandiere rosse rispetto a Mussolini, croci celtiche e faccette nere, con buona pace delle ideologie; oppure ancora più semplicemente può capitare di prendersi una cotta per una persona che partecipa a tutti i cortei studenteschi, o magari la persona in questione non li frequenta affatto e li ritiene stupidi e quindi è meglio frequentare il bar di tendenza per avere una chance e fregarsene di tutto il resto. Fin qui niente di nuovo, l’approccio deve essere sempre stato quello; il problema è che gli ultimi 20 anni di televisione hanno portato una devastazione culturale terrificante nel nostro paese, come un po’ in tutto l’occidente. E’ evidente che viviamo in una società in cui le apparenze contano più di ogni altra cosa e l’impressione è che gli adolescenti piuttosto che sposare un’ ideologia politica (quale che sia), si affidino a correnti di costume più che di pensiero; dei pacchetti all-inclusive completi di abbigliamento tipico, lessico caratteristico, modo di porsi, musica esclusiva, e tanti altri piccoli optional; infine qualche sprazzo di idee per sentito dire e tanti saluti a filosofi barbuti e statisti pelati che si rivoltano nella tomba. Quelli che si astengono da questo gioco delle parti, stanno bene attenti a non pensare per non farsi una posizione su niente, in quanto ogni opinione sarebbe riconducibile ad uno dei pacchetti ai quali si è scelto di non aderire, per pigrizia, mancanza di stimoli o semplicemente per volontà di prendere le distanze da tutti gli optional di cui sopra, ai quali si verrebbe inevitabilmente accostati. La cosa veramente grave di tutto questo è che la capacità di analisi e di critica dei ragazzi va a farsi benedire. A questa condizione purtroppo, il fatto di diventare adulti raramente pone rimedio; certo magari si riducono gli optional, ma resta la struttura di base fatta di NIENTE su cui si è costruita la propria presunta coscienza politica. A quel punto si diventa carne da macello per le televisioni e siamo pronti a berci per tutta la vita la favoletta della destra e della sinistra che si fanno la guerra. Noi nati dopo il 1980 (gli attuali laureandi, specializzandi, giovani precari e via dicendo) rappresentiamo la prima vera generazione di figli della televisione, vera e propria arma di distruzione di massa moderna, e la scarsa mobilitazione degli universitari, soprattutto in città piccole come Benevento, ne è la prova; immaginate cosa sarebbe successo se la legge 133 fosse stata proposta 30-40 anni fa alla generazione dei nostri genitori. Insomma, i media ci buttano fumo negli occhi, facendoci credere da anni che tutti i nostri problemi sono legati semplicemente a questo o quel governo, a questo o quel ministro, a quella destra o a quella sinistra e soprattutto hanno il potere di metterci gli uni contro gli altri; a milioni sulla stessa bagnarola fatiscente in mezzo al mare in tempesta ci azzuffiamo in continuazione, chi sta a prua chiama terrone chi sta a poppa o peggio ancora ci confiniamo e ci dividiamo in schieramenti politici che non esistono, o quantomeno non esistono più. Tutto questo mentre a pochi metri c’è una gigantesca nave da crociera con poche centinaia di persone che nella sostanza se ne sbattono altamente delle ideologie politiche e si fanno il loro viaggio faraonico pagato da noi e se ne fregano della bagnarola, anzi, se dovesse essere necessario ci verrebbero anche addosso. Paradossalmente, in questo scenario, chi prova a sensibilizzare e coinvolgere, sbatte il muso contro il muro del non-pensiero e delle etichette; basta fare semplice contro informazione per essere bollati come comunisti e non ci sarebbe niente di male, se questo non fosse visto come un marchio da lebbrosi dalla maggior parte delle persone potenzialmente coinvolgibili nelle proteste; chi distribuisce volantini di denuncia ai passanti è considerato spesso alla stregua del tossico che chiede l’elemosina. Ormai è impossibile convincere chi guarda dall’esterno che chi manifesta lo fa semplicemente perché non ritiene giusto il vergognoso stupro dei nostri diritti; come è impossibile convincerli che la cosa riguardi anche loro, il lavaggio del cervello è troppo più forte e subentra il lineare e comodo ragionamento:
manifesti? --> sei comunista (è evidente e poi si vede da come sei vestito) --> io non lo sono (perché non è divertente e per tutte le cose che ho sentito dire su quelli come te) --> partendo dall’assioma che hai torto a prescindere (in quanto comunista), trovo le giustificazioni più disparate a tutti i soprusi che tu contesti (cose del tipo ”…voi quando eravate al governo cosa avete fatto?”…MA VOI CHI???) --> sto a posto con la coscienza --> la mia meravigliosa esistenza continua indisturbata, perché tanto prima o poi qualcuno che mi raccomanda per lavorare salterà fuori…
Questa diffidenza, naturalmente, è alimentata dai media e da chi li comanda, i quali hanno solo da guadagnare dalla criminalizzazione e dalla strumentalizzazione del libero pensiero e dipingono i movimenti di protesta, nel migliore dei casi (studenti), come colorati e allegri fenomeni folkloristici di nullafacenti. Alla luce di tutto questo (e mi rivolgo a chi già si batte e cerca di coinvolgere), credo sia inutile continuare a sventolare con testardaggine quella “bandiera rossa” che doveva trionfarla; bisogna prendere atto che la bandiera rossa è stata attaccata e continua ad essere troppo attaccabile da un potere (mediatico) contro il quale non si hanno i mezzi per vincere. Credo sia necessario invece fare un passo indietro (o in avanti?) e svestirsi di tutti i simboli, le bandiere ed i colori etichettabili e strumentalizzabili e ribadire con forza l’obiettività analitica delle proprie idee e l’estraneità alla trappola del gioco delle parti organizzato da chi comanda. Senza cambiare la sostanza delle proprie idee, bisognerebbe sapersi adattare al nuovo livello dello scontro; uno scontro che raramente si consuma nelle piazze, perché quando si arriva nelle piazze si è già perso; siamo sconfitti precedentemente da un esercito di tronisti, veline, isole famose, grandi fratelli, studi aperti, guide ai campionati, bruni Vespa, emilii Fede ecc.ecc.ecc.ecc.
Conosco molte persone che razionalmente condividono molte mie posizioni su diverse situazioni italiane e mondiali, ma quando si arriva all’atto pratico, scatta qualcosa nella loro testa che gli impedisce di mobilitarsi, perché farlo significa inconsciamente per loro dover necessariamente passare sotto quella bandiera rossa che per tutta la vita gli è stata dipinta come niente di buono. Allora, non possiamo arrenderci davanti a queste convinzioni delle persone che andiamo a sensibilizzare, perché se nella sostanza in tantissimi sono d’accordo, forse è il caso di fare almeno un tentativo di cambiare la forma, andandoci a porre come donne e uomini liberi senza colori politici, che sono spinti soltanto dalla razionale analisi dello stato dei fatti; tanto della forma a noi cosa importa?
Da un po’ di tempo sono convinto che quello che succede ai giorni nostri alla gran parte (ahimè) degli adolescenti che si trovano a doversi munire di una coscienza politica, non sia molto diverso da quanto accade ai bambini che scelgono per quale squadra tifare. Credo che i meccanismi della scelta siano caratterizzati più o meno dallo stesso grado di leggerezza e casualità; a 15 – 16 anni può affascinare di più Che Guevara, falce e martello e bandiere rosse rispetto a Mussolini, croci celtiche e faccette nere, con buona pace delle ideologie; oppure ancora più semplicemente può capitare di prendersi una cotta per una persona che partecipa a tutti i cortei studenteschi, o magari la persona in questione non li frequenta affatto e li ritiene stupidi e quindi è meglio frequentare il bar di tendenza per avere una chance e fregarsene di tutto il resto. Fin qui niente di nuovo, l’approccio deve essere sempre stato quello; il problema è che gli ultimi 20 anni di televisione hanno portato una devastazione culturale terrificante nel nostro paese, come un po’ in tutto l’occidente. E’ evidente che viviamo in una società in cui le apparenze contano più di ogni altra cosa e l’impressione è che gli adolescenti piuttosto che sposare un’ ideologia politica (quale che sia), si affidino a correnti di costume più che di pensiero; dei pacchetti all-inclusive completi di abbigliamento tipico, lessico caratteristico, modo di porsi, musica esclusiva, e tanti altri piccoli optional; infine qualche sprazzo di idee per sentito dire e tanti saluti a filosofi barbuti e statisti pelati che si rivoltano nella tomba. Quelli che si astengono da questo gioco delle parti, stanno bene attenti a non pensare per non farsi una posizione su niente, in quanto ogni opinione sarebbe riconducibile ad uno dei pacchetti ai quali si è scelto di non aderire, per pigrizia, mancanza di stimoli o semplicemente per volontà di prendere le distanze da tutti gli optional di cui sopra, ai quali si verrebbe inevitabilmente accostati. La cosa veramente grave di tutto questo è che la capacità di analisi e di critica dei ragazzi va a farsi benedire. A questa condizione purtroppo, il fatto di diventare adulti raramente pone rimedio; certo magari si riducono gli optional, ma resta la struttura di base fatta di NIENTE su cui si è costruita la propria presunta coscienza politica. A quel punto si diventa carne da macello per le televisioni e siamo pronti a berci per tutta la vita la favoletta della destra e della sinistra che si fanno la guerra. Noi nati dopo il 1980 (gli attuali laureandi, specializzandi, giovani precari e via dicendo) rappresentiamo la prima vera generazione di figli della televisione, vera e propria arma di distruzione di massa moderna, e la scarsa mobilitazione degli universitari, soprattutto in città piccole come Benevento, ne è la prova; immaginate cosa sarebbe successo se la legge 133 fosse stata proposta 30-40 anni fa alla generazione dei nostri genitori. Insomma, i media ci buttano fumo negli occhi, facendoci credere da anni che tutti i nostri problemi sono legati semplicemente a questo o quel governo, a questo o quel ministro, a quella destra o a quella sinistra e soprattutto hanno il potere di metterci gli uni contro gli altri; a milioni sulla stessa bagnarola fatiscente in mezzo al mare in tempesta ci azzuffiamo in continuazione, chi sta a prua chiama terrone chi sta a poppa o peggio ancora ci confiniamo e ci dividiamo in schieramenti politici che non esistono, o quantomeno non esistono più. Tutto questo mentre a pochi metri c’è una gigantesca nave da crociera con poche centinaia di persone che nella sostanza se ne sbattono altamente delle ideologie politiche e si fanno il loro viaggio faraonico pagato da noi e se ne fregano della bagnarola, anzi, se dovesse essere necessario ci verrebbero anche addosso. Paradossalmente, in questo scenario, chi prova a sensibilizzare e coinvolgere, sbatte il muso contro il muro del non-pensiero e delle etichette; basta fare semplice contro informazione per essere bollati come comunisti e non ci sarebbe niente di male, se questo non fosse visto come un marchio da lebbrosi dalla maggior parte delle persone potenzialmente coinvolgibili nelle proteste; chi distribuisce volantini di denuncia ai passanti è considerato spesso alla stregua del tossico che chiede l’elemosina. Ormai è impossibile convincere chi guarda dall’esterno che chi manifesta lo fa semplicemente perché non ritiene giusto il vergognoso stupro dei nostri diritti; come è impossibile convincerli che la cosa riguardi anche loro, il lavaggio del cervello è troppo più forte e subentra il lineare e comodo ragionamento:
manifesti? --> sei comunista (è evidente e poi si vede da come sei vestito) --> io non lo sono (perché non è divertente e per tutte le cose che ho sentito dire su quelli come te) --> partendo dall’assioma che hai torto a prescindere (in quanto comunista), trovo le giustificazioni più disparate a tutti i soprusi che tu contesti (cose del tipo ”…voi quando eravate al governo cosa avete fatto?”…MA VOI CHI???) --> sto a posto con la coscienza --> la mia meravigliosa esistenza continua indisturbata, perché tanto prima o poi qualcuno che mi raccomanda per lavorare salterà fuori…
Questa diffidenza, naturalmente, è alimentata dai media e da chi li comanda, i quali hanno solo da guadagnare dalla criminalizzazione e dalla strumentalizzazione del libero pensiero e dipingono i movimenti di protesta, nel migliore dei casi (studenti), come colorati e allegri fenomeni folkloristici di nullafacenti. Alla luce di tutto questo (e mi rivolgo a chi già si batte e cerca di coinvolgere), credo sia inutile continuare a sventolare con testardaggine quella “bandiera rossa” che doveva trionfarla; bisogna prendere atto che la bandiera rossa è stata attaccata e continua ad essere troppo attaccabile da un potere (mediatico) contro il quale non si hanno i mezzi per vincere. Credo sia necessario invece fare un passo indietro (o in avanti?) e svestirsi di tutti i simboli, le bandiere ed i colori etichettabili e strumentalizzabili e ribadire con forza l’obiettività analitica delle proprie idee e l’estraneità alla trappola del gioco delle parti organizzato da chi comanda. Senza cambiare la sostanza delle proprie idee, bisognerebbe sapersi adattare al nuovo livello dello scontro; uno scontro che raramente si consuma nelle piazze, perché quando si arriva nelle piazze si è già perso; siamo sconfitti precedentemente da un esercito di tronisti, veline, isole famose, grandi fratelli, studi aperti, guide ai campionati, bruni Vespa, emilii Fede ecc.ecc.ecc.ecc.
Conosco molte persone che razionalmente condividono molte mie posizioni su diverse situazioni italiane e mondiali, ma quando si arriva all’atto pratico, scatta qualcosa nella loro testa che gli impedisce di mobilitarsi, perché farlo significa inconsciamente per loro dover necessariamente passare sotto quella bandiera rossa che per tutta la vita gli è stata dipinta come niente di buono. Allora, non possiamo arrenderci davanti a queste convinzioni delle persone che andiamo a sensibilizzare, perché se nella sostanza in tantissimi sono d’accordo, forse è il caso di fare almeno un tentativo di cambiare la forma, andandoci a porre come donne e uomini liberi senza colori politici, che sono spinti soltanto dalla razionale analisi dello stato dei fatti; tanto della forma a noi cosa importa?
mercoledì 10 dicembre 2008
Siamo quello che mangiamo
Secondo me c'è da fare allarmismi. Ma non tanto per il caso della carne suina alla diossina proveniente dall'Irlanda. Infatti non è che una fetta di carne(tra l'altro sono state ritirate) alla diossina ti fa morire: muori perchè ingerisci diossina,sostanze nocive e pesticidi PER TUTTA LA VITA e non una sola volta, ma quotidianamente e non solo dal cibo. Il problema quindi è alla base, è da ricercare nello sfruttamento illimitato di risorse che invece sono limitate. Per essere allarmati basta pensare ad esempio in mezzo a quanti rifiuti tossici crescono, nella nostra Campania INfelix, le cose che mangiamo ogni giorno.
Inoltre per produrre sempre più cibo si accentuano sempre di più gli squilibri che l'uoma crea alla natura, oltre a essere incentivato lo sfruttamento del lavoro.
In tutta Europa e nel Mondo ci si preoccupa dell'ambiente e della salvaguardia del pianeta, che stà giungendo al limite delle sue risorse. In Italia la parola ambiente non è stata neanche menzionata alle ultime elezioni dai due "contendenti".
Per fortuna c'è anche uno sviluppo SOSTENIBILE: ci sono delle alternative delle quali si parla nell'ultima puntata di REPORT(pochissime sono le cose che si salvano della tv come REPORT) intitolata:IL PIATTO è SERVITO.
vuoi essere più informato sull'ambiente e in particolar modo sul cibo?
http://www.report.rai.it tra gli argomenti clicca su ALIMENTAZIONE. Se vai a vedere negli anni passati ,sempre alla voce ALIMENTAZIONE, si trovano puntate che trattano del vino, della carne, di quanto il cibo influisce sulle emissioni gas serra, degli aromi ecc. Siamo quello che mangiamo, ma cosa mangiamo?
Inoltre per produrre sempre più cibo si accentuano sempre di più gli squilibri che l'uoma crea alla natura, oltre a essere incentivato lo sfruttamento del lavoro.
In tutta Europa e nel Mondo ci si preoccupa dell'ambiente e della salvaguardia del pianeta, che stà giungendo al limite delle sue risorse. In Italia la parola ambiente non è stata neanche menzionata alle ultime elezioni dai due "contendenti".
Per fortuna c'è anche uno sviluppo SOSTENIBILE: ci sono delle alternative delle quali si parla nell'ultima puntata di REPORT(pochissime sono le cose che si salvano della tv come REPORT) intitolata:IL PIATTO è SERVITO.
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http://www.report.rai.it tra gli argomenti clicca su ALIMENTAZIONE. Se vai a vedere negli anni passati ,sempre alla voce ALIMENTAZIONE, si trovano puntate che trattano del vino, della carne, di quanto il cibo influisce sulle emissioni gas serra, degli aromi ecc. Siamo quello che mangiamo, ma cosa mangiamo?
DDL AmmazzaBlog: anche il centrosinistra teme la rete....
Nell'ottobre 2007 il consiglio dei ministri approva il ddl Levi-Prodi che verrà scoperto da un giurista, sucitando sdegno dai "naviganti" nostrani e dal Times che prende per il culo l'Italia e la sua gerontocrazia della politica.
Cade Prodi. Nonostante questo un anno dopo, un altro giurista si accorge che quel documento gira ancora a Montecitorio. Iniziano tantissime proteste on line(da facebook a beppegrillo).
L'ammazzablog equipara un blog ad un prodotto editoriale, obbligandolo a registrarsi al ROC(registro operatori di comunicazione) e quindi rendendo passibile gli autori di reati a mezzo stampa. Esclusi dall'obbligo i prodotti che non sono frutto di un'organizzazione imprenditoriale. Ma basta un banner(anche di google adsense) per essere obbligati a iscriversi.
Il problema si potrà tranquillamente risolvere registrando il propio sito non in Italia(magari con ".com").
Intanto dalla casta dei politici uno dei pochi che parla a riguardo è Di Pietro, che parla di disobbedienza civile per contrastare una legge che mina il diritto alla libertà di parola: "I contenuti e gli attacchi alla libertà di informazione non sono cambiati, eccetto qualche distinguo inutile, operato dallo stesso Levi, presente in questa seconda versione. Su questo disegno di legge non ci sarà nessun margine di discussione né con il centrodestra né con il centrosinistra. Qualora dovesse passare potrebbe dare come unico risultato la disobbedienza civile".
Cade Prodi. Nonostante questo un anno dopo, un altro giurista si accorge che quel documento gira ancora a Montecitorio. Iniziano tantissime proteste on line(da facebook a beppegrillo).
L'ammazzablog equipara un blog ad un prodotto editoriale, obbligandolo a registrarsi al ROC(registro operatori di comunicazione) e quindi rendendo passibile gli autori di reati a mezzo stampa. Esclusi dall'obbligo i prodotti che non sono frutto di un'organizzazione imprenditoriale. Ma basta un banner(anche di google adsense) per essere obbligati a iscriversi.
Il problema si potrà tranquillamente risolvere registrando il propio sito non in Italia(magari con ".com").
Intanto dalla casta dei politici uno dei pochi che parla a riguardo è Di Pietro, che parla di disobbedienza civile per contrastare una legge che mina il diritto alla libertà di parola: "I contenuti e gli attacchi alla libertà di informazione non sono cambiati, eccetto qualche distinguo inutile, operato dallo stesso Levi, presente in questa seconda versione. Su questo disegno di legge non ci sarà nessun margine di discussione né con il centrodestra né con il centrosinistra. Qualora dovesse passare potrebbe dare come unico risultato la disobbedienza civile".
Vaticano e omosessualità
Figuraccia del vaticano che non si è schierata a favore di una mozione francese che sarà proposta all'Onu. Obbiettivo quello di eliminare il REATO di omosesualità in tutto il Mondo. Infatti i gay non solo sono scherniti ingiustamente, ma in alcuni paesi sono puniti con torture, galera e pena di morte!
Forse sono molto confusi al vaticano o hanno delle paure spropositate, in quanto pensano che la Francia voglia parlare di diritti civili tra gay o alla famiglia gay, e fare pressione su alcuni stati.
Queste le dichiarazioni di qualche giorno fà di monsignore Celestino Migliore:
"L'Onu non depenalizzi l'omosessualità (...). Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni'.Per esempio gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come ''matrimonio'' verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni'."
Penso che l'ignoranza e la superficialità dei vertici CATTOLICI, che non dovrebbero impuntarsi su questioni come le unioni civili che ben poco c'entrano con i diritti FONDAMENTALI dell'uomo, abbia raggiunto livelli preoccupanti
Inoltre un paio di mesi fà il vaticano aveva negato il sacerdozio ai gay. Secondo la santa sede non basta astenersi dalla genitalità, per essere a posto con il "saio". Bisogna avere anche "valutare" l'orientamento sessuale. A proposito di ciò si legge in un documento appositamente dedicato all'argomento:
"nella valutazione della possibilità di vivere, in fedeltà e gioia, il carisma del celibato, quale dono totale della propria vita ad immagine di Cristo capo e pastore della Chiesa, si tenga presente che NON BASTA ACCERTARSI DELLA CAPACITA' DI ASTENERSI DALL'ESERCIZIO DELLA GENITALITA', ma è necessario anche valutare l'orientamento sessuale, secondo le indicazioni emanate da questa congregazione".
Forse sono molto confusi al vaticano o hanno delle paure spropositate, in quanto pensano che la Francia voglia parlare di diritti civili tra gay o alla famiglia gay, e fare pressione su alcuni stati.
Queste le dichiarazioni di qualche giorno fà di monsignore Celestino Migliore:
"L'Onu non depenalizzi l'omosessualità (...). Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni'.Per esempio gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come ''matrimonio'' verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni'."
Penso che l'ignoranza e la superficialità dei vertici CATTOLICI, che non dovrebbero impuntarsi su questioni come le unioni civili che ben poco c'entrano con i diritti FONDAMENTALI dell'uomo, abbia raggiunto livelli preoccupanti
Inoltre un paio di mesi fà il vaticano aveva negato il sacerdozio ai gay. Secondo la santa sede non basta astenersi dalla genitalità, per essere a posto con il "saio". Bisogna avere anche "valutare" l'orientamento sessuale. A proposito di ciò si legge in un documento appositamente dedicato all'argomento:
"nella valutazione della possibilità di vivere, in fedeltà e gioia, il carisma del celibato, quale dono totale della propria vita ad immagine di Cristo capo e pastore della Chiesa, si tenga presente che NON BASTA ACCERTARSI DELLA CAPACITA' DI ASTENERSI DALL'ESERCIZIO DELLA GENITALITA', ma è necessario anche valutare l'orientamento sessuale, secondo le indicazioni emanate da questa congregazione".
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